| Domenica 15 Novembre 2009 23:44 |
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L'Africa che cerchiamo e' prima di tutto dentro di noi, un luogo dove poter ritrovare l'immensita' dell'altro. L'unico posto in cui, l'animale sociale uomo, ritrova il suo riconoscimento e la sua utilita' nell'incontro con l'altro. Non servirebbe dunque partire, siamo circondati da altre persone, basta affacciarsi dalla finestra, l'altro e' anche qui. Eppure di queste persone che vediamo, forse, qui non ne abbiamo bisogno, diventano addirittura scomode e magari gia' stiamo competendo con loro, per un parcheggio, per un lavoro, per un posto in fila... Abbiamo bisogno del viaggio per ritrovare quella nudita' necessaria abbandonando il superfluo per accorgerci che esiste l'altro, che ne abbiamo bisogno. E' dunque il viaggio e l'Africa che corrono in soccorso all'uomo occidentale, al contrario di quanto ci si puo' aspettare. Come disse un missionario comboniano quando ci si appresta a partire la valigia deve contenere meno cose possibili, meglio se e' vuota. Non bisogna scrivere sul diario della propria vita cio' che ci si aspetta di trovare nel futuro, cio' che ci si aspetta di trovare in Africa o in Europa per esempio, perche' difficilmente poi la vita leggera' cio' che abbiamo scritto per lei. La valigia, metaforica, deve essere dunque vuota di quelle immagini sull'Africa che abbiamo gia' pensato dentro di noi, non avrebbe appunto senso partire se cio' che cerchiamo lo conosciamo gia'. Partiamo vuoti, vuoti anche di noi stessi, di cio' che di noi vogliamo cambiare perche' il viaggio ci aiutera' a farlo... |
| Ultimo aggiornamento Lunedì 16 Novembre 2009 21:29 |